Francia e Italia dirigono il gran ritorno teatrale dell’intervento di stato

La crisi finanziaria “è stata contenuta, il vero problema ora è la crisi dell’economia reale”, ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di fronte al tonfo delle Borse, dopo l’euforia di lunedì per il piano di salvataggio dell’Eurogruppo per il sistema bancario. Come lui la pensa la maggior parte dei leader dell’Unione europea.
17 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 19:49 | 7 AGO 20
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La crisi finanziaria “è stata contenuta, il vero problema ora è la crisi dell’economia reale”, ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di fronte al tonfo delle Borse, dopo l’euforia di lunedì per il piano di salvataggio dell’Eurogruppo per il sistema bancario. Come lui la pensa la maggior parte dei leader dell’Unione europea, che ieri hanno allargato a tutti i Ventisette la “toolbox” proposta dal premier britannico, Gordon Brown: ricapitalizzazione delle banche in difficoltà e garanzie dello stato sui prestiti interbancari. Ma i 2.200 miliardi di euro messi a disposizione dai governi non sono bastati a calmare le Borse. “Il sistema bancario sta funzionando di nuovo”, ha spiegato il presidente francese, Nicolas Sarkozy (nella foto): se c’è “un problema sui mercati azionari” è perché “gli hedge fund fortemente indebitati devono vendere” e gli “indicatori economici sull’economia americana non sono buoni”.
Anche l’Europa è sull’orlo della recessione e le “circostanze eccezionali”, che erano state invocate per nazionalizzare le banche e adottare garanzie potenzialmente devastanti per i conti pubblici, ora servono a giustificare deficit eccessivi e aiuti di stato vietati dalla legislazione europea. Con la Commissione europea a fine mandato e il suo presidente, José Manuel Barroso, che dipende dai governi per una riconferma, Bruxelles “non esigerà dai governi il rispetto delle regole”, dice al Foglio un diplomatico europeo.
Al Consiglio europeo l’Italia l’ha avuta vinta sul “pacchetto clima”, la Polonia chiede che i suoi cantieri navali siano salvati alla stregua delle banche. C’è “la legittimazione dell’intervento dello stato nelle forze del mercato” aldilà della finanza, dice al Foglio Thomas Klau dell’European Council on Foreign Relations. E’ la “resurrezione del modello francese”, spiega Alain Duhamel, opinionista di Libération ma vicino a Sarkozy. “Di fronte alla crisi del capitalismo finanziario, assistiamo al ritorno teatrale dello stato e a una riabilitazione febbrile delle regolamentazioni”.
Il presidente francese, se sul piano interno ribadisce la necessità delle riforme nonostante la crisi, come presidente di turno dell’Ue usa la recessione per allentare i limiti imposti agli stati dai parametri di Maastricht e permettere ai governi di intervenire. La Francia vuole concedere prestiti agevolati al settore automobilistico in crisi, perché non “si può chiedere all’industria di produrre automobili pulite senza darle una mano”, ha spiegato Sarkozy. “Non c’è da scandalizzarsi se gli stati aiutano le loro industrie”, gli ha fatto eco il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Per il Cav., “l’aiuto di stato fino a ieri era peccato, oggi è un imperativo categorico”. E “invocato”, aggiunge Tremonti, che ha annunciato proposte all’Ue su un piano di rilancio incentrato sulle infrastrutture: “Punteremo a una politica di domanda pubblica”.
Francia e Italia potrebbero costituire il nocciolo duro di un piano di rilancio europeo, con il rafforzamento dello stato sul mercato. “Non bisogna arrestare l’emergere di un governo economico europeo che aspettiamo da tempo”, ha detto Sarkozy. “Non esistono vie nazionali. Se c’è da sostenere l’economia reale, il meccanismo fondamentale è europeo”, ha spiegato Tremonti. Il presidente francese, tuttavia, ha dovuto ammettere che “non c’è unanimità” su un piano di rilancio europeo. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, lo ha escluso, perché “condurrebbe automaticamente alcuni paesi a prendersi le vacanze dalle regole sane del Patto di stabilità”. Gordon Brown, secondo il resoconto di diplomatici britannici al Foglio, ha insistito per “cancellare” dalle conclusioni del Consiglio europeo i riferimenti alla necessità di reagire al crollo della domanda e alla contrazione degli investimenti.
Il premier britannico è stato molto più prudente di altri leader nell’addossare la colpa a hedge fund e Stati Uniti per le difficoltà delle Borse: i mercati non si calmeranno fino a quando il suo piano non sarà applicato a livello globale. Brown vede lo stato come “ultimo ricorso” per salvare il sistema e la sua nuova Bretton Woods serve a riformare “il sistema finanziario sui principi di trasparenza, solidità bancaria, responsabilità, integrità e governance globale”. La Bretton Woods che Sarkozy presenterà domani a Washington al presidente americano, George W. Bush, è invece intesa a “rifondare il capitalismo”. Tra stato e mercato, la Manica continua a separare due mondi.